Nuove tecnologie di sanificazione: cosa devono possedere e che risultati ottengono

//Nuove tecnologie di sanificazione: cosa devono possedere e che risultati ottengono

Ideale sarebbe poter utilizzare una tecnologia per rendere la superficie delle aree critiche ospedaliere libere dai batteri in modo continuo;  poter agire anche sul materiale aerodisperso, agire sulla depurazione dell’aria; contrastare in modo sicuro la trasmissione di batteri e agenti patogeni che si verifica e si amplifica con il contatto delle mani sia degli operatori che dei pazienti.

Le soluzioni da noi selezionate si basano sul processo di fotocatalisi e, integrandosi perfettamente alla superficie su cui viene effettuato il trattamento (grazie alla struttura nanomolecolare), entrano all’interno dei materiali restando così attivano in modo permanente, con durata teoricamente illimitata, e mantenendo la superficie igienizzata.

La fotocatalisi è il fenomeno nel quale una sostanza, il fotocatalizzatore, modifica la velocità di una reazione chimica attraverso l’azione della luce. La fotocatalisi indotta da TiO2 nanomolecolare e luce UV costituisce una strategia antibatterica e di decontaminazione e utilizzata in molte applicazioni, tra cui le superfici ambientali autopulenti, il trattamento dell’acqua e dell’aria.

La soluzione è batteriostatica e battericida: uccide i batteri, gram positivi o gram negativi, in quando la/le pareti cellulari subiscono una destrutturazione tale da causare lisi batterica, fuoriuscita di acqua e morte del batterio per disidratazione. Il materiale organico residuo viene trasformato in sale mentre l’acqua combinandosi a sua volta con la parte attiva del materiale di rivestimento fotocatalitico viene trasformata in ione ossidrile che andrà ad alimentare il processo di sanificazione da cui è iniziato. E’ come dire che finché ci sono specie batteriche presenti e quindi composte da una certa percentuale d’acqua il processo va avanti perché si autoalimenta. Il meccanismo antibatterico è il risultato della reazione tra ROS prodotti durante il processo di fotocatalisi e componenti strutturali batterici, come la parete cellulare e la membrana cellulare. In particolare, i lipidi insaturi presenti nella membrana cellulare sono i bersagli più sensibili per l’attacco dei ROS e la perossidazione lipidica è considerata la modalità d’azione letale nel processo antibatterico fotocatalitico.

L’efficacia della disinfezione fotocatalitica è attribuita al danno ossidativo indotto principalmente dalle specie reattive dell’ossigeno (ROS), come O2-, H2O2 e HO-. Queste specie reattive dell’ossigeno sono prodotte da reazioni redox tra specie adsorbite (come acqua e ossigeno) e elettroni e buchi foto-generati per effetto della fotocatalisi. Ad esempio, sulla base di studi su Escherichia Coli, i radicali OH- sono  stati considerati la causa principale dell’effetto battericida, anche se l’ossidazione diretta da “buchi” (h+) sia altrettanto efficace. Riguardo al processo di degradazione, gli studi riportano che la membrana esterna, se presente (batteri Gram-negativi), è la prima barriera e, una volta danneggiata, fa sì che venga danneggiata la membrana citoplasmatica. La perdita dell’integrità della membrana citoplasmatica, che è coinvolta nel processo di respirazione cellulare, porta alla morte della cellula.

By |2019-01-05T22:38:14+00:005 Gennaio 2019|Batteri|

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